Uno specchio appannato
Dietro di me, alle mie spalle, attraverso la porta socchiusa del bagno, vedo il letto sfatto della camera dell'hotel. C'è un uomo seduto sulla sponda. Si sta abbottonando la camicia. Si chiama Leonardo. È un ingegnere informatico. L'ho conosciuto su Tinder una settimana fa.
Il mio telefono vibra sul piano del lavabo. Lo schermo si illumina con una notifica whatsapp.
Un messaggio da Antonio:
"Amore, sono passato a ritirare le chiavi! Non ci credo ancora! Stasera ordiniamo qualcosa da asporto e festeggiamo sul pavimento vuoto. Ti amo da morire."
Antonio è il mio fidanzato e stiamo insieme da quattro anni. Ha appena comprato l'appartamento in cui andremo a convivere il mese prossimo, e presto inizierà a pagare il mutuo.
Crede che io sia a un corso aziendale fuori città.
Sblocco con un gesto rapido lo schermo e, con una mano, svogliatamente scrivo:
"Non vedo l'ora, amore mio. Sono così fiera di te."
Aggiungo l'emoji del cuore e premo invio.
Spengo lo schermo. Non ho nessun senso di colpa. Zero rimorsi. Sono fredda come il ghiaccio.
Leonardo si affaccia alla porta del bagno. Si infila il giacchetto.
"Sei stupenda", mi dice, appoggiandosi allo stipite della porta. "Quando ci rivediamo? La prossima settimana sarò di nuovo in zona."
Alzo gli occhi e lo guardo attraverso lo specchio. Tiro il mio sorriso migliore. Un sorriso dolce, ammiccante, complice. Funziona sempre.
"Presto", gli rispondo con una voce morbida. "Sentiamoci nel weekend per confermare."
Io so già con certezza che stasera, appena usciti da qui, lo bloccherò.
Non ho nessuna intenzione di rivederlo.
Mi serviva solo per una notte. Mi serviva guardarlo nei suoi occhi da cane bastonato per farmi sentire il potere, il potere che ho di farmi desiderare.
Per sentirmi sicura, sentire che ho sempre una via d'uscita, che se Antonio dovesse mai stancarsi di me, io comunque cadrò sempre in piedi.
Leonardo mi accarezza i capelli, esce dalla camera e chiude la porta. Lo scatto della serratura a molla rimbomba in tutto il corridoio.
Rimango da sola.
Il rubinetto del lavandino è ancora aperto; l'acqua calda continua a scorrere.
Fisso compiaciuta il mio volto riflesso nello specchio che sta iniziando ad appannarsi.
Un fidanzato meraviglioso mi sta costruendo una casa. Ho uomini che pendono dalle mie labbra. Ho il controllo totale su ogni singolo essere di sesso maschile che mi circonda. Faccio finta di desiderarli, di amarli, li illudo, li manipolo, prendo da ciascuno quello che mi serve per gonfiare il mio ego, e poi li butto via prima che possano farlo loro. Mi sento intoccabile.
Eppure, mentre il vapore sta finendo di appannare lo specchio, sento un tremito che avvolge le mie mani.
Una morsa gelida mi attanaglia la gola, un terrore così fisico e tangibile da farmi mancare il fiato.
Mi illudo di essere invincibile, ma so benissimo che a furia di tradire, mentire e svuotare le persone per nutrirmi, Antonio se ne accorgerà.
Leonardo non ci sarà. E tutti gli altri capiranno che dietro questo bel viso e questo corpo sinuoso in realtà non c'è assolutamente nulla.
Il silenzio della camera mi piomba addosso come una trave di cemento. La solitudine che mi fa così paura, quella da cui scappo devastando la vita degli altri per non farmi ferire, è già qui. Mi sta aspettando in quel riflesso opaco, ormai completamente appannato.
E me la sono costruita tutta da sola, un mattoncino spietato alla volta.
Dietro di me, alle mie spalle, attraverso la porta socchiusa del bagno, vedo il letto sfatto della camera dell'hotel. C'è un uomo seduto sulla sponda. Si sta abbottonando la camicia. Si chiama Leonardo. È un ingegnere informatico. L'ho conosciuto su Tinder una settimana fa.
Il mio telefono vibra sul piano del lavabo. Lo schermo si illumina con una notifica whatsapp.
Un messaggio da Antonio:
"Amore, sono passato a ritirare le chiavi! Non ci credo ancora! Stasera ordiniamo qualcosa da asporto e festeggiamo sul pavimento vuoto. Ti amo da morire."
Antonio è il mio fidanzato e stiamo insieme da quattro anni. Presto inizierà a pagare un mutuo per un appartamento in cui andremo a convivere il mese prossimo.
Crede che io sia a un corso aziendale fuori città.
Sblocco con un gesto rapido lo schermo e, con una mano, svogliatamente scrivo:
"Non vedo l'ora, amore mio. Sono così fiera di te, non vedo l'ora di abbracciarti stasera."
Aggiungo l'emoji del cuore e premo invio.
Spengo lo schermo. Non ho nessun senso di colpa. Zero rimorsi. Sono fredda come il ghiaccio.
Leonardo si affaccia alla porta del bagno. Si infila il giacchetto.
"Sei stupenda", mi dice, appoggiandosi allo stipite della porta. "Quando ci rivediamo? "La prossima settimana sarò di nuovo in zona."
Alzo gli occhi e lo guardo attraverso lo specchio. Tiro il mio sorriso migliore. Un sorriso dolce, ammiccante, complice. Funziona sempre.
"Presto", gli rispondo con una voce morbida. "Sentiamoci nel weekend per confermare."
Io so già con certezza che stasera, appena usciti da qui, lo bloccherò.
Non ho nessuna intenzione di rivederlo.
Mi serviva solo per una notte. Mi serviva guardarlo nei suoi occhi da cane bastonato per farmi sentire il potere, il potere che ho di farmi desiderare.
Per sentirmi sicura, sentire che ho sempre una via d'uscita, che se Antonio dovesse mai stancarsi di me, io comunque cadrò sempre in piedi.
Leonardo mi accarezza i capelli, esce dalla camera e chiude la porta. Lo scatto della serratura a molla rimbomba in tutto il corridoio.
Rimango da sola.
Il rubinetto del lavandino è ancora aperto; l'acqua calda continua a scorrere.
Fisso compiaciuta il mio volto riflesso nello specchio che sta iniziando ad appannarsi.
Un fidanzato meraviglioso mi sta costruendo una casa. Ho uomini che pendono dalle mie labbra. Ho il controllo totale su ogni singolo essere di sesso maschile che mi circonda. Faccio finta di desiderarli, di amarli, li illudo, li manipolo, prendo da ciascuno quello che mi serve per gonfiare il mio ego, e poi li butto via prima che possano farlo loro. Mi sento intoccabile.
Eppure, mentre il vapore sta finendo di appannare lo specchio, sento un tremito che avvolge le mie mani.
Una morsa gelida mi attanaglia la gola, un terrore così fisico e tangibile da farmi mancare il fiato.
Mi illudo di essere invincibile, ma so benissimo che a furia di tradire, mentire e svuotare le persone per nutrirmi, Antonio se ne accorgerà.
Leonardo non ci sarà. E tutti gli altri capiranno che dietro questo bel viso e questo corpo sinuoso in realtà non c'è assolutamente nulla.
Il silenzio della camera mi piomba addosso come una trave di cemento. La solitudine che mi fa così paura, quella da cui scappo devastando la vita degli altri per non farmi ferire, è già qui. Mi sta aspettando in quel riflesso opaco, ormai completamente appannato.
E me la sono costruita tutta da sola, un mattoncino spietato alla volta.
Il mio telefono vibra sul piano del lavabo. Lo schermo si illumina con una notifica whatsapp.
Un messaggio da Antonio:
"Amore, sono passato a ritirare le chiavi! Non ci credo ancora! Stasera ordiniamo qualcosa da asporto e festeggiamo sul pavimento vuoto. Ti amo da morire."
Antonio è il mio fidanzato e stiamo insieme da quattro anni. Ha appena comprato l'appartamento in cui andremo a convivere il mese prossimo, e presto inizierà a pagare il mutuo.
Crede che io sia a un corso aziendale fuori città.
Sblocco con un gesto rapido lo schermo e, con una mano, svogliatamente scrivo:
"Non vedo l'ora, amore mio. Sono così fiera di te."
Aggiungo l'emoji del cuore e premo invio.
Spengo lo schermo. Non ho nessun senso di colpa. Zero rimorsi. Sono fredda come il ghiaccio.
Leonardo si affaccia alla porta del bagno. Si infila il giacchetto.
"Sei stupenda", mi dice, appoggiandosi allo stipite della porta. "Quando ci rivediamo? La prossima settimana sarò di nuovo in zona."
Alzo gli occhi e lo guardo attraverso lo specchio. Tiro il mio sorriso migliore. Un sorriso dolce, ammiccante, complice. Funziona sempre.
"Presto", gli rispondo con una voce morbida. "Sentiamoci nel weekend per confermare."
Io so già con certezza che stasera, appena usciti da qui, lo bloccherò.
Non ho nessuna intenzione di rivederlo.
Mi serviva solo per una notte. Mi serviva guardarlo nei suoi occhi da cane bastonato per farmi sentire il potere, il potere che ho di farmi desiderare.
Per sentirmi sicura, sentire che ho sempre una via d'uscita, che se Antonio dovesse mai stancarsi di me, io comunque cadrò sempre in piedi.
Leonardo mi accarezza i capelli, esce dalla camera e chiude la porta. Lo scatto della serratura a molla rimbomba in tutto il corridoio.
Rimango da sola.
Il rubinetto del lavandino è ancora aperto; l'acqua calda continua a scorrere.
Fisso compiaciuta il mio volto riflesso nello specchio che sta iniziando ad appannarsi.
Un fidanzato meraviglioso mi sta costruendo una casa. Ho uomini che pendono dalle mie labbra. Ho il controllo totale su ogni singolo essere di sesso maschile che mi circonda. Faccio finta di desiderarli, di amarli, li illudo, li manipolo, prendo da ciascuno quello che mi serve per gonfiare il mio ego, e poi li butto via prima che possano farlo loro. Mi sento intoccabile.
Eppure, mentre il vapore sta finendo di appannare lo specchio, sento un tremito che avvolge le mie mani.
Una morsa gelida mi attanaglia la gola, un terrore così fisico e tangibile da farmi mancare il fiato.
Mi illudo di essere invincibile, ma so benissimo che a furia di tradire, mentire e svuotare le persone per nutrirmi, Antonio se ne accorgerà.
Leonardo non ci sarà. E tutti gli altri capiranno che dietro questo bel viso e questo corpo sinuoso in realtà non c'è assolutamente nulla.
Il silenzio della camera mi piomba addosso come una trave di cemento. La solitudine che mi fa così paura, quella da cui scappo devastando la vita degli altri per non farmi ferire, è già qui. Mi sta aspettando in quel riflesso opaco, ormai completamente appannato.
E me la sono costruita tutta da sola, un mattoncino spietato alla volta.
Dietro di me, alle mie spalle, attraverso la porta socchiusa del bagno, vedo il letto sfatto della camera dell'hotel. C'è un uomo seduto sulla sponda. Si sta abbottonando la camicia. Si chiama Leonardo. È un ingegnere informatico. L'ho conosciuto su Tinder una settimana fa.
Il mio telefono vibra sul piano del lavabo. Lo schermo si illumina con una notifica whatsapp.
Un messaggio da Antonio:
"Amore, sono passato a ritirare le chiavi! Non ci credo ancora! Stasera ordiniamo qualcosa da asporto e festeggiamo sul pavimento vuoto. Ti amo da morire."
Antonio è il mio fidanzato e stiamo insieme da quattro anni. Presto inizierà a pagare un mutuo per un appartamento in cui andremo a convivere il mese prossimo.
Crede che io sia a un corso aziendale fuori città.
Sblocco con un gesto rapido lo schermo e, con una mano, svogliatamente scrivo:
"Non vedo l'ora, amore mio. Sono così fiera di te, non vedo l'ora di abbracciarti stasera."
Aggiungo l'emoji del cuore e premo invio.
Spengo lo schermo. Non ho nessun senso di colpa. Zero rimorsi. Sono fredda come il ghiaccio.
Leonardo si affaccia alla porta del bagno. Si infila il giacchetto.
"Sei stupenda", mi dice, appoggiandosi allo stipite della porta. "Quando ci rivediamo? "La prossima settimana sarò di nuovo in zona."
Alzo gli occhi e lo guardo attraverso lo specchio. Tiro il mio sorriso migliore. Un sorriso dolce, ammiccante, complice. Funziona sempre.
"Presto", gli rispondo con una voce morbida. "Sentiamoci nel weekend per confermare."
Io so già con certezza che stasera, appena usciti da qui, lo bloccherò.
Non ho nessuna intenzione di rivederlo.
Mi serviva solo per una notte. Mi serviva guardarlo nei suoi occhi da cane bastonato per farmi sentire il potere, il potere che ho di farmi desiderare.
Per sentirmi sicura, sentire che ho sempre una via d'uscita, che se Antonio dovesse mai stancarsi di me, io comunque cadrò sempre in piedi.
Leonardo mi accarezza i capelli, esce dalla camera e chiude la porta. Lo scatto della serratura a molla rimbomba in tutto il corridoio.
Rimango da sola.
Il rubinetto del lavandino è ancora aperto; l'acqua calda continua a scorrere.
Fisso compiaciuta il mio volto riflesso nello specchio che sta iniziando ad appannarsi.
Un fidanzato meraviglioso mi sta costruendo una casa. Ho uomini che pendono dalle mie labbra. Ho il controllo totale su ogni singolo essere di sesso maschile che mi circonda. Faccio finta di desiderarli, di amarli, li illudo, li manipolo, prendo da ciascuno quello che mi serve per gonfiare il mio ego, e poi li butto via prima che possano farlo loro. Mi sento intoccabile.
Eppure, mentre il vapore sta finendo di appannare lo specchio, sento un tremito che avvolge le mie mani.
Una morsa gelida mi attanaglia la gola, un terrore così fisico e tangibile da farmi mancare il fiato.
Mi illudo di essere invincibile, ma so benissimo che a furia di tradire, mentire e svuotare le persone per nutrirmi, Antonio se ne accorgerà.
Leonardo non ci sarà. E tutti gli altri capiranno che dietro questo bel viso e questo corpo sinuoso in realtà non c'è assolutamente nulla.
Il silenzio della camera mi piomba addosso come una trave di cemento. La solitudine che mi fa così paura, quella da cui scappo devastando la vita degli altri per non farmi ferire, è già qui. Mi sta aspettando in quel riflesso opaco, ormai completamente appannato.
E me la sono costruita tutta da sola, un mattoncino spietato alla volta.
23/06/2026